C’ERA UNA VOLTA IL NEGOZIO (E C’È ANCORA)

AL TEMPO DELLE BOTTEGHE DI QUARTIERE, LA VENDITA SI GIOCAVA SUL RAPPORTO CON IL CLIENTE. ANCHE OGGI LA PERCEZIONE DEL SERVIZIO DETERMINA L’ACQUISTO. PAROLA D’ORDINE, QUINDI: ATTEGGIAMENTO, ANZI “SELLING ATTITUDE”

Oggi il punto vendita è un luogo di massima esplorazione. Il consumatore deve provare, vedere e sentire, con la logica di essere partecipe in prima persona e di avere la capacità e l’esperienza di esprimere un giudizio.

Ai tempi dei nostri nonni la vendita al dettaglio era focalizzata sulla comunicazione di maggiori informazioni da parte del personale del negozio per l’acquisto di un prodotto. Oggi il consumatore, aiutato soprattutto dal mondo informatico, riesce ad avere in tempi brevissimi qualsiasi informazione e il personale di un qualsiasi punto vendita dovrebbe, in teoria, accompagnare la vendita all’acquisto del bene.

La dimensione relazionale ha quindi un impatto fondamentale sul processo d’acquisto, sulla base sempre di propri valori, passioni e interessi. Quanto più i nostri atteggiamenti e valori personali sono simili a quelli del nostro interlocutore, tanto più aumentano le probabilità di chiudere una vendita. Ma il nostro comportamento è dettato dal nostro atteggiamento, mentre i nostri valori sono lo specchio delle nostre convinzioni.

  1. Il cambiamento del mercato

Negli ultimi anni le strutture di vendita al dettaglio hanno subìto cambiamenti espressivi tecnologici soprattutto legati alla continua mutazione delle condizioni di mercato. Il consumatore ha modificato radicalmente le proprie abitudini, non solo con riferimento al potere d’acquisto. L’avvento dei centri commerciali è una delle trasformazioni più importanti, con la soddisfazione dei bisogni al consumo e la realizzazione di un desiderio cognitivo legato al concetto della famiglia e dell’aggregazione in funzione del tempo. Il centro commerciale, agglomerato di vari negozi al suo interno, ha evidenziato la capacità di attirare clienti da distanze maggiori rispetto al classico negozio di quartiere, con il vantaggio di avere più servizi e beni a disposizione.

  1. Le relazioni personali si contraggono

In secondo luogo, il mondo retail ha conosciuto negli ultimi anni una forte contrazione nelle relazioni personali.

Prima la scarsa informazione del cliente esprimeva un elemento fondamentale nella vendita del prodotto: la passione. La bottega di paese era un luogo d’incontro, dove s’instaurava la relazione con il cliente, i tempi erano molto più lenti e la voglia di conoscersi una priorità. Si tendeva a focalizzarsi sulla persona e non sul processo d’acquisto, con lo scopo di instaurare un buon rapporto.

Ricordiamoci che il consumatore è coinvolto nel processo d’acquisto quando ha la giusta motivazione verso un bisogno insoddisfatto. Qualsiasi persona, se non assolve un bisogno ricercato, va in frustrazione finché non trova soluzione al problema.

Alcuni bisogni sono strettamente necessari e altri meno indispensabili. In ogni caso il consumatore è motivato quando è alto il coinvolgimento nel ricercare tutte le informazioni sul bene, al fine di completare il bisogno d’acquisto finale. L’atteggiamento del consumatore cognitivo, affettivo e comportamentale determina il processo decisionale d’acquisto.

Perché l’atteggiamento in negozio conta…

Immaginiamo che il consumatore abbia tutte le informazioni necessarie per l’acquisto del prodotto. Perché una vendita fallisce? Dipende dalla mancanza di “selling attitude”, del giusto atteggiamento di vendita.

Il top management affida troppo spesso al personale le strategie commerciali e di gestione dei punti vendita, senza fare attenzione alla formazione dello stesso. Di conseguenza i processi e le procedure aziendali vengono recepite dal personale secondo un ordine di efficienza produttivo mentale a volte scarso, e si avranno un profilo di bassa leadership, bassa produttività e scarsa propensione al risultato rispetto all’ottimo. In questo modo si crea un divario tra i comparti aziendali per l’assenza di comunicazione e di trasparenza delle informazioni: il personale del punto vendita, non avendo le giuste informazioni, distorce le procedure aziendali, il più delle volte inesistenti o parziali, con il risultato di una gestione del punto vendita e dei clienti insufficiente.

… e anche la formazione del personale

Oggi, insomma, non basta saper gestire discretamente il proprio lavoro nella filiale, ma dobbiamo saper far fronte ai vantaggi competitivi che ci possono differenziare dai concorrenti con il giusto atteggiamento nella vendita.

La formazione da parte del responsabile di un punto vendita nei confronti del personale è il più delle volte insufficiente, con obiettivi e azioni settimanali poco lineari e la conseguenza di operazioni di routine eseguite non in modo ottimale. Il più delle volte il personale non possiede lucidità e conoscenza. Conoscenza di cosa? Dei numeri di controllo di gestione e commerciale del punto vendita; delle rotazioni dei beni per venduto settimanale e a margine; dei piani camion, che non vengono redatti “ad hoc” per ogni personale; dei fatturati di filiale con conseguenti costi aggiuntivi; delle tecniche di ordine e riordino delle merci, spesso messe in atto casualmente, con acquisti di quantità eccessive rispetto alla vendita o rottura di stock delle merci.

Potremmo andare avanti a lungo, parlando anche di calcoli sbagliati da parte del personale sugli indici di produttività quando presenti, o di mancata conoscenza dei dati inventariali periodicamente…

È come avere cervelli che non pensano, persone operative che non sanno il perché delle loro azioni.

Chiaramente tutto questo conduce a un atteggiamento di scarsa attenzione al cliente e a scarse vendite.

È necessario, invece, rendere uniforme la formazione e l’informazione tra i vari livelli gerarchici per costruire una squadra senza disfunzioni, rendere il personale promotore del punto vendita e fidelizzare la clientela con strategie di comunicazione e di differenziazione efficaci. Così migliorano anche le relazioni con collaboratori e clienti, e si promuove una cultura del lavoro positiva, che definisce l’identità e l’autostima di ciascuno. In più si crea un equilibrio di ruoli, competenze e responsabilità e ci si aiuta reciprocamente, con maggiore coinvolgimento, affidabilità e responsabilità nelle varie mansioni. Il personale sarà pronto al cambiamento, a mettersi in gioco e a confrontarsi reciprocamente in ogni situazione.

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La selling attitude è importante per il cliente

La realtà identifica in molti negozi retail il mediocre atteggiamento sulla vendita, con la conseguente perdita di fatturato e di clienti. La comunicazione poco persuasiva e la poca sensibilità nel processo d’acquisto rendono incoerente la differenza tra il valore atteso e quello percepito all’acquisto del prodotto.

Il punto vendita, sempre più in lotta con i fatturati, i margini e la produttività, fa sì che il personale sia sempre meno qualificato, i tempi sempre più rapidi e la gestione sempre più superficiale, a discapito del servizio.

La scelta di un punto vendita deve essere fatta sulla base della presenza di personale competente, che genera rapporto con il cliente, atmosfera, facile accessibilità e classi merceologiche qualitative. Il consumatore cerca infatti nell’acquisto

uno stimolo multisensoriale e di esperienza. I punti vendita sfruttano le ambientazioni coinvolgenti per trattenere il consumatore più tempo possibile. Gli strumenti multisensoriali sono il fattore di differenziazione rispetto agli strumenti classici del retailing mix, e il personale di un punto vendita deve essere in grado di approcciare il cliente senza perdere l’acquisto, anzi aumentando il valore del punto vendita.

Il personale formato con il giusto atteggiamento di vendita sarà promotore del proprio ruolo e dell’insegna retail, perché avrà consapevolezza nel “vendersi”, nel comunicare e nel fidelizzare il cliente sui suoi bisogni d’acquisto, generando una maggior produttività e una maggiore facilità nel rispondere a qualsiasi dubbio o obiezione gli vengano presentati dal cliente.

CLICCA QUI  PER L’ARTICOLO APRO UN NEGOZIO PRELIMINARI 

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AZIONI PER IL SUCCESSO

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Ti sei mai chiesto come mai alcune persone hanno ottenuto successo nella vita e altre invece no? Le persone hanno bene o male tutte buone propositi, voglia di emergere, di un riscatto sociale, ma dopo un pò si perdono nei meandri dell’apatia, del rimandare al domani e vivere sempre con una scusa. E poi li senti che si lamentano del perché non cambiano le cose, del perché quello è più fortunato di loro e di tutto ciò che può consolarli del perchè non ce l’hanno fatta. Il vivere dietro la paura di cambiare e di non volere inseguire i propri sogni è indice di una persona con bassi standard, che si rifugia in ambienti che gli arrecano sicurezza e che è pronto a lamentarsi per un niente.

Se considero la rapidità con cui sono riuscito a trasformare i miei sogni nel mio modo di vivere attuale, non posso fare a meno di provare un sentimento di enorme gratitudine e meraviglia. Eppure non sono il solo ad averlo fatto. Viviamo in un’epoca in cui molti sono in grado di realizzare imprese meravigliose quasi dal giorno alla notte, di toccare vertici di successo un tempo inimmaginabili. Prendete per esempio Steve Jobs. Era un ragazzo in blue jeans e senza un soldo in tasca, gli è venuta l’idea di costruire un home computer e ha creato un’azienda di enorme successo più rapidamente di chiunque altro nella storia. Guardate Ted Turner: ha creato un impero partendo da un mezzo di comunicazione praticamente inesistente, la televisione via cavo. Oppure personaggi dell’industria dello spettacolo come Steven Spielberg o Bruce Springsteen, o uomini d’affari come Lee lacocca o Ross Perot. Che cos’hanno costoro in comune, al di là di uno stupefacente, prodigioso successo? La risposta, come è ovvio, è: POTERE.

Potere è una parola gravida di emozioni. Per alcuni ha una connotazione negativa, c’è chi brama mentre altri se ne sentono contaminati come se si trattasse di qualcosa di corrotto e sospetto. E per voi cos’è esattamente il potere? Io non intendo il potere come conquista o come qualcosa da imporre per forza al prossimo: questo è un tipo di potere che raramente dura a lungo.

D’altro canto, bisogna arrendersi all’evidenza: il potere in questo mondo è una costante. O voi realizzate le vostre idee o qualcun altro lo farà al vostro posto. Fate quel che volete fare, oppure dovrete adeguarvi ai programmi che altri elaborano per voi.

A mio giudizio, il vero potere consiste nella capacità di ottenere i risultati che si vogliono, a pari tempo valorizzando gli altri. Il potere e la capacità di cambiare la propria vita, di concretizzare le proprie intuizioni, di fare in modo che le cose operino a vostro beneficio, non a vostro svantaggio. Il vero potere è condiviso, non imposto. Consiste nella capacità di definire i bisogni umani e nel soddisfarli, sia i propri che quelli delle persone care; consiste nella capacità di governare la propria sfera personale, i propri processi mentali, il proprio comportamento, allo scopo di ottenere esattamente i risultati desiderati.

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L’AZIONE, ecco il minimo comun denominatore di ogni grande successo; l’azione è ciò che produce risultati. Il sapere è potere potenziale finche non capita nelle mani di qualcuno che sa agire con efficacia. In fin dei conti, il termine “potere” significa, alla lettera, “facoltà di agire”.

Spesso si ritiene che le persone abbiano successo grazie a qualche dote particolare; ma è un grave errore. Un più attento esame ci rivela che la dote massima di cui dispongono gli individui di successo consiste nella loro capacità di decidersi all’azione; e si tratta di una “dote” che ciascuno di noi può sviluppare in se stesso. In fin dei conti, altri possedevano le stesse nozioni di Steve Jobs; altri, e non solo Ted Turner, avrebbero potuto immaginare che la televisione via cavo aveva un enorme potenziale economico. Ma Turner e Jobs sono stati capaci di agire e, facendolo, hanno cambiato il modo con cui molti di noi sperimentano il mondo. Quel che facciamo nel corso dell’esistenza è determinato dal nostro modo di comunicare. Nel mondo moderno, la qualità della vita è tutt’uno con la qualità delle comunicazioni. Da quel che pensiamo e diciamo di noi stessi, dal nostro modo di muoverci e di servirci della nostra muscolatura corporea e facciale, dipenderà fino a che punto saremo in grado di servirci di quel che sappiamo.

Tutti noi produciamo due forme di comunicazione che plasmano le nostre esperienze esistenziali. In primo luogo ci dedichiamo a comunicazioni interne, e sono le cose che immaginiamo, diciamo e sentiamo nel nostro intimo. In secondo luogo sperimentiamo comunicazioni esterne: parole, tonalità, espressioni facciali, portamenti corporei, azioni fisiche che servono a comunicare con il mondo. Ogni comunicazione è un’azione, una causa che produce effetti. E ha qualche conseguenza per noi e per gli altri.

LEGGI L’ARTICOLO “LE 10 STRATEGIE PER NON RIMANDARE”

Comunicazione è potere. Prendiamo l’esempio di Barbara Black, preside della facoltà di giurisprudenza della Columbia University, che si era messa in testa appunto di diventare, un giorno, preside di facoltà.

Giovane donna, si è inserita in un campo prevalentemente maschile e si è laureata a pieni voti alla Columbia. Poi ha deciso di accantonare l’obiettivo carriera e si è fatta una famiglia. Nove anni dopo era nuovamente pronta a perseguire il suo scopo iniziale e si è iscritta a Yale a un corso di specializzazione, sviluppando quelle capacità di insegnare, compiere ricerche e scrivere che le hanno permesso di accedere “alla mansione cui aveva sempre aspirato”, e oggi è la preside di una delle più prestigiose facoltà di giurisprudenza degli Stati Uniti. È venuta meno alle consuetudini e ha dimostrato che il successo si poteva ottenere contemporaneamente a più livelli.Barbara Black ha fatto propria la Formula Fondamentale del Successo? Evidentemente si. Sapendo quel che voleva, ha compiuto un tentativo e ha continuato a cambiare quando si accorgeva che non funzionava, finché non ha trovato il giusto equilibrio fra l’obiettivo famiglia e quello della carriera. Oltre a essere alla testa di un’importante facoltà universitaria Barbara Black è anche madre e donna di casa.

Le persone che credono nel fallimento quasi sempre hanno in serbo una esistenza mediocre. Il fallimento è qualcosa che non viene percepito da coloro che attingono alla grandezza. Costoro non attribuiscono emozioni negative a ciò che non funziona.

Prendiamo ad esempio Sylvester Stallone. Non è nato ricco, non è nato con una bella voce, era scartato a tutti i provini per la recitazione, non è nato con un bel fisico…ma ha sempre avuto una cosa in più degli altri: la DETERMINAZIONE,  e grazie a questa è riuscito a realizzare i suoi sogni. Stallone voleva con tutto se stesso diventare un attore famoso, proprio per questo, per realizzare il suo sogno si trasferisce in California. Studiava recitazione, faceva qualche apparizione in film scadenti ed era squattrinato. Faticava ad arrivare a fine giornata, non riusciva a pagarsi l’affitto. Dovette vendere tutto quello che aveva per continuare a realizzare il suo sogno, a malincuore dovette persino cedere il suo cane Birillo perchè non riusciva a sfamarlo. Era veramente mal messo! Nonostante questo continuava a presentarsi a tutti i casting alla ricerca della sua occasione. Ma ogni volta la risposta era sempre la stessa: “NO, non sei adatto alla parte”. Nonostante questo non si dava per vinto. Scrisse il copione di Rocky per tre giorni e tre notti dopo aver assistito al combattimento di Mohammed Ali  contro Chuck Wepner. I produttori Bob Chartoff e Irwin Winkler quando lessero il copione che Stallone aveva scritto furono esaltati dalla storia al punto di offrirgli 25mila dollari. Una cifra altissima e molto allettante per uno squattrinato come Stallone. La trattativa stava procedendo ma si dovette interrompere quando Stallone si propose come attore protagonista. I due produttori non volevano assolutamente Stallone come attore protagonista, perchè non lo ritenevano all’altezza, non era in grado di recitare, non aveva una bella voce e il suo aspetto non era dei migliori. Stallone su questo punto non cedette: “o Rocky sono io e non se ne fa nulla.”

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Passarono giorni di trattative e i produttori alzarono la cifra. Proposero a Stallone persino 360mila dollari per il copione a patto che il protagonista non fosse lui. Stallone non mollò, e al suo ennesimo NO i produttori dovettero cedere. Gli offrirono i 25mila dollari e il suo ruolo da protagonista. Stallone sapeva ciò che voleva e sapeva che il film sarebbe stato il suo trampolino di lancio.

Mi sia permesso di riferirvi un altro esempio. E la biografia sintetica di un uomo che:

a 31 anni è fallito come uomo d’affari;

a 32 anni è stato bocciato a un’elezione;

a 34, altro fallimento;

a 35, gli è morta la donna amata;

a 36, ha avuto un crollo psichico;

a 38, ha perduto un’altra elezione;

a 43, non è riuscito a farsi eleggere al Congresso;

a 46, ci ha riprovato ed è stato bocciato un’altra volta;

a 48, stessa esperienza;

a 55, non è riuscito a farsi eleggere senatore;

a 56, ha perduto la corsa per la vicepresidenza;

a 58, non ha avuto un seggio senatoriale a 60, è stato eletto presidente degli Stati Uniti.

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Il nome del personaggio è Abraham Lincoln. Sarebbe potuto diventare presidente se avesse considerato i suoi fallimenti elettorali? Assai improbabile. C’è anche un celebre episodio di Thomas Edison. Dopo che per 9999 volte aveva tentato di perfezionare la lampadina elettrica senza riuscirci, qualcuno gli ha chiesto: “Hai forse intenzione di andare incontro a 10.000 fallimenti?” La risposta di Edison è stata:

“Io non fallisco, semplicemente ho scoperto un altro modo di non inventare la lampadina elettrica.” Edison in realtà aveva scoperto che considerando in modo diverso le azioni si ottiene un risultato differente. I nostri dubbi sono traditori, e ci fanno perdere il bene che potremmo ottenere perché abbiamo paura di tentare. Vincitori, leader, capi d’azienda – persone dotate di potere personale – comprendono tutti che, se si tenta qualcosa e non si perviene all’esito desiderato, si tratta di una semplice retroazione, nel senso che l’informazione così ottenuta viene utilizzata per elaborare più precise definizioni di ciò che è necessario fare per ottenere i risultati desiderati.

A volte impariamo dai nostri errori, altre volte da quelli altrui.

Soffermatevi un istante a riflettere sui cinque maggiori presunti fallimenti che vi sono toccati in vita. Che cosa avete appreso da quelle esperienze? Non escludo che siano alcune delle più valide lezioni che vi siano mai toccate.

Fuller si serve di una metafora, quella del timone di una nave: quando questo si sposta da una parte o dall’altra, la nave mostra la tendenza a continuare il movimento rotatorio al di là delle intenzioni del timoniere, il quale deve correggerlo, riportando il battello verso la direzione originaria, in un processo senza fine di azione e reazione, aggiustamento e correzione. Cercate di raffigurarvelo: un timoniere sul mare calmo, che tranquillamente guida il suo battello verso la destinazione, facendo fronte a migliaia di inevitabili deviazioni della rotta. È una bella immagine ed è uno splendido modello da imitare per chi voglia una vita coronata dal successo. Ma la maggior parte di noi non la pensa allo stesso modo. Ogni errore tende a caricarsi di valenze emozionali. È un fallimento. Ha riflessi negativi su di noi.

Un risultato si può ottenere soltanto intraprendendo nuove azioni. Nuove azioni ti portano come per magia a un successo. Fai della tua vita un grande dono.

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VALI QUANTO IL TUO BUSINESS?

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Tutti noi nella nostra vita attraversiamo dei momenti più o meno felici nel nostro business e questo influenza il nostro stato di benessere.

Sei stufo di quello delle forti pressioni che subisci dall’esterno da amici, la tua famiglia e soprattutto il tuo lavoro? A volte capita di dover gestire la propria attività e non avere la minima idea di come risolvere alcune situazioni. Ci basiamo sulla nostra esperienza che al giorno d’oggi non basta al 100%. Ci accorgiamo che non si ha il controllo economico-finanziario della propria attività e nelle proprie tasche si hanno sempre meno soldi. Ho avete le tasche bucate oppure vi manca un metodo per riuscire ad agire e sviluppare il vostro business soprattutto in ambito economico-finanziario. Ti mostrerò come portare al successo la tua impresa apportando un vantaggio competitivo straordinario. A volte ci fermiamo e ci domandiamo: “Come posso andare avanti?” “E ora cosa faccio”? Ciò che ti ha spinto a creare la tua attività sicuramente è dettato dalla passione, ma i risultati a volte possono essere scoraggianti. Non so se sai che la maggior parte delle attività imprenditoriali sono destinate a fallire nei primi 10 anni! La metà il primo anno, l’80% delle restanti entro i primi 5 anni ed il resto nei seguenti anni. Di ogni 100 imprese solo 4 ce la fanno in 10 anni!
Viviamo in un’epoca in cui il sapere è fondamentale e l’ignoranza nel business porta ad una limitata se non completa mancanza di libertà d’azione. A volte mi stupisco di come le persone si fermano davanti ad alcuni investimenti monetari e poi magari sperperano denaro su denaro per consumi futili. Si lamentano del loro tenore di vita, ma non fanno niente per capire come possono cambiare visione. Non si formano e questo li porta ad un continuo e costante soffocamento da parte del mercato che non li accetterà più alle condizioni attuali in cui vogliono rimanere.
La mia passione è quella di aiutare le persone a fare il salto di qualità nel proprio business. Per molti il lavoro è un’estensione di se stessi. Se le cose nel proprio business non vanno bene andiamo in stress e non viviamo bene.
A quanto ammonta il tuo ricavo aziendale? Sai che non equivale al tuo reale guadagno? Se adesso smettessi di lavorare a quanto ammonterebbe nel tempo la tua sopravvivenza monetaria prima di finire a zero euro?…un mese…un anno…due anni…? In questo caso dovresti anche sapere quanto costi a te stesso giornalmente. Sei a conoscenza di quanto costa all’ora la tua persona? Oltre a te stesso come fai a mantenere ogni area della tua azienda dall’amministrazione, alla produzione, al marketing, alle vendite, etc?. E soprattutto come fai a mantenere le persone e sviluppare i loro ruoli in azienda ogni giorno?. Un errore comune è assumere persone in azienda che non hanno la più pallida idea del loro ruolo! Le persone sono la vera forza del cambiamento!
Chiunque ti dica che ha un business plan da qui ai prossimi 5 anni ti sta prendendo in giro! Il mondo sta cambiando troppo in fretta. Hai bisogno di un metodo che sappia guidarti dandoti flessibilità per cambiare e adeguarti a qualsiasi cambiamento economico-finanziario di successo. I cambiamenti sono dovuti a tecnologia, culture, competitività e efficienza! Devi imparare ad essere flessibile e il più rapido possibile. Rispondi a queste domande: dove sei oggi e cosa ti accadrà se non cambi direzione al tuo business? Perchè sei in questo business? Se tornassi indietro quali sono gli errori che non commetteresti più nella tua attività? Cosa vorresti cambiare adesso per migliorare la tua impresa? Quale è la tua strategia? Quale è la vera identità del tuo business?
Sei un manager o un leader? Sei davvero l’imprenditore che pensi di essere? Cosa vedi, provi o senti quando pensi a te stesso e alla tua vita da manager, imprenditore o professionista? Quali sono gli obiettivi per il 2015 che intenderai realizzare? Quali azioni porteranno a compiemento i tuoi obiettivi? Chi sono i tuoi attuali clienti? Quanti clienti dovresti avere per raggiungere il guadagno sperato? Puoi agire su pochi clienti a prezzi elevati o viceversa. L’importante è che hai una strategia e delle azioni specifiche per raggiungere il ricavo pianificato nell’anno.
Ma quanti credi di valere all’ora? Dimmi quale è la cifra all’ora che pensi di valere (non quanto prendi realmente, ma la cifra che sogni di prendere all’ora). Adesso ti chiedo di dividere il tuo ricavo annuo netto reale per 365 giorni e poi dividi per 8 ore. Questa cifra è il tuo compenso orario reale. Adesso ti chiedo di sottrarre la cifra che pensi di valere all’ora con la cifra che prendi attualmente all’ora. Più la distanza monetaria è elevata, più il tuo stato di insoddisfazione sarà elevato. Facciamo un esempio: supponiamo che pensi di valere 100 euro all’ora. Dal tuo calcolo hai uno stipendio annuale di 30.000 euro nette che diviso 365 giorni di un anno e poi diviso 8 (ore di lavoro medie giornaliere) darà un compenso orario netto di 10,27 euro. La differenza tra 100 euro e 10,27 euro è di 89,73 euro. Quest’ultima cifra indica il tuo grado di insoddisfazione monetaria. E’ come dire che ti senti una ferrari e guidi un triciclo. Cosa non ti ha permesso di guidare la tua ferrari? Cosa ti ripeti giornalmente pur di non compiere il primo passo verso la tua libertà?
In quale ciclo di vita è la tua attività? Il ciclo di sviluppo di un attività ha una nascita, una crescita, una maturità e infine un declino. Dove pensi di collocarti? Individuato il tuo punto nel tuo ciclo di vita di business…cosa non ti permette di progredire verso una nuova identità? Pensi che il tuo business debba esser rilanciato verso nuovi successi? Quali sono le azioni che porterebbero a risultati straordinari la tua attività? Sei fai la cosa giusta nel momento sbagliato non otterrai risultati eccellenti! Se invece fai la cosa giusta al momento giusto il successo è esponenziale.
Magari hai un business di successo, ma è in un settore ormai troppo vecchio per il mercato! Ancor più grave se utilizzi il sistema di direzione di business di 30 anni fa che molto probabilmente non è in linea con la realtà odierna. Immagina solo il sistema di comunicazione digitale. Per raggiungere 50 milioni di utenti via radio servivano 40 anni, per la tv 13 anni, internet  4 anni, I-pod 3 anni, facebook 2 anni!! Se non stai al passo con i tempi vieni sbattutto fuori e senza preavviso!
E’ arrivato il momento di prendere una decisione importante, altrimenti la tua posizione sul mercato potrebbe compromettersi!
Anticipa gli eventi, individua quello che potrebbe accadere, in modo da poter sfruttare tutto questo agendo e non reagendo. Il tuo business ha un unico scopo di generare clienti con il marketing e l’innovazione. Se non sai differenziarti ed essere unico non puoi fare soldi a sufficienza. In cosa sei realmente differente dai tuoi concorrenti? Perchè una persona dovrebbe diventare tuo cliente? Devi avere un’identità, una storia e soprattutto individuare il target di riferimento. Il tuo cliente ideale che identità e caratteristiche possiede? Non puoi vendere a tutti, ma solo a clienti appassionati di ciò che fai! Devi creare una cultura, una filosofia in cui gli altri possano credere e aver fiducia.
Non puoi proporti sul mercato se non sei il protagonista nel tuo settore. Devi emergere davanti a tutti grazie al tuo valore personale. I tuoi clienti non comprano il tuo prodotto o servizio, ma la tua identità e la fiducia che trasmetti. La tua identità ha un valore unico sul mercato se ben comunicata. Posizionati e si unico nel tuo settore…i secondi my friend non vengono mai ricordati! E’ come se ti domando chi è arrivato decimo agli ultimi campionati mondiali di calcio!!! Capisci???.
Impara ad ottimizzare e ad innovarti. Oggi devi essere capace di far crescere il tuo fatturato del 30% entro un anno e per farlo serve una forte azione. Serve un metodo che ti porti a cambiare immagine alla tua attività con sistemi di marketing e di vendita moderni e di ultima generazione!
Acquisisci le tecniche per gestire le tue finanze. E’ impensabile che a fine anno guadagni meno di un tuo dipendente o poco rispetto alle ore che lavori….conosco aziende milionare che alla fine per le ore lavorate e sotratti tutti i costi sono a un passo dal baratro…. E’ impensabile che non riesci ad attuare un controllo di gestione periodico nella tua attività. Conosco aziende che non hanno la minima idea della gestione finanziaria….vedi ad esempio trattative sui mutui o tassi attivi/passivi, valenze, etc. E’ impensabile che non sai gestire i flussi di cassa economici-finanziari della tua attività. Capire come si crea un piano di business e come gestirlo è l’arma più potente che puoi avere.

Devi tirare fuori ogni risorsa che hai e cambiare la tua mentalità! Libera il tuo potenziale, per la tua squadra e per chi ti sta intorno. Se ti interessa giocare la partita a questo livello, e non vivere di rimpianti e rimandare, comincia ora a costruire il tuo business vincente.

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DOLORE O PIACERE?

Ci sono due forze molto importanti per la motivazione personale: sono il piacere ed il dolore. Il dolore è una forte leva motivazionale perché induce un cambiamento se vengono toccate le leve giuste. Le persone sono guidate da queste due parole: piacere e dolore. Tutti gli esseri umani sono programmati primariamente per evitare il dolore e, se possibile, raggiungere il piacere: il dolore e’ sicuramente la leva piu’ forte che ci fa agire, soprattutto a breve termine. Le persone fanno di piu’ per evitare un potenziale dolore, piuttosto che cercare un potenziale piacere. Il dolore e’ una forte leva motivazionale: molte decisioni vengono prese spinti dal dolore. Qualsiasi dolore associato ad un evento ti permette di cambiare in meglio. Vi è mai capitato di smettere di fumare perché avete visto un vostro amico malato o perchè magari siete incinta? Ricordati che quando tocchi le leve giuste smetti di non-rimandare-a-domaniquello-che-puoi-fare-og-L-wdSIq9fare ciò che può farti male. Vi è mai capitato di sentirvi male per aver mangiato del cibo? State certi che da quel momento il vostro cervello appena sentirà parlare di quel cibo lo respingerà. Se il livello di piacere invece è maggiore del livello di dolore le persone non cambiano. Magari sei un fumatore e fumare, pur sapendo che ti fa male, ti piace. In questo caso è molto difficile che ci sia un cambiamento. Molte persone preferiscono rimanere nel loro dolore, perché il dolore richiesto per arrivarci è molto più alto rispetto al dolore che poteva provare nel rimanere nella sua situazione. Quando le persone decidono realmente di cambiare nasce in loro una passione che gli fa credere in quello che fanno.

“Motivazione è piacere associato a dove stiamo andando e/o dolore associato a dove siamo”

LEGGI L’ARTICOLO ” LA DIFFERENZA DEI CINQUE PASSI”

La vera motivazione viene da dentro e non dall’esterno. Le persone ci possono dire quello che vogliono, ma se non ci credono poco vanno avanti. Perché le persone rimandano facilmente delle decisioni? Ad esempio un motivo comune è la paura del cambiamento, la paura di uscire dalla loro zona di sicurezza. Ovvero preferiscono convivere con le loro insicurezze. A volte le persone anche se sanno che è un bene cambiare non lo fanno per paura di lasciare il noto verso l’ignoto che potrebbe portargli più dolore. E quindi vieni colpito da una gravissima malattia che si chiama “rimandite”…..e rimanda…rimanda fino a che compi un’età dove è troppo tardi per rimediare e subentra il rimorso e il pentimento perchè non hai mai fatto il primo passo per progredire verso un piacere. Quando credi in qualcosa in maniera esagerata non esiste un fallimento. Cogli l’attimo ora!

Esercizio pratico. Su un foglio scrivi una cosa fattibile che stai rimandando da tempo e che dovresti fare. Successivamente scrivi quali sono le interferenze che ostacolano questa tua azione. Ora scrivi tre azioni da fare da subito per diminuire queste interferenze fino a farle scomparire. Le tre azioni scrivile su un post.it e per ogni giorno che non esegui le azioni programmate attacca un nuovo post-it in casa con la metà di 10 euro attaccate sopra. L’altra metà servirà per un altro giorno rimandato e così via….lo facciamo con i soldi che è “carta” e si prestano bene per andare a colpire altre leve motivazionali…..

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static1.squarespace.comAccetti la sfida? O preferisci compiere 90 anni con un forte rimorso per ciò che non hai fatto di possibile? In bocca al lupo!

“Le persone cambiano quando c’è un dolore”

(Diego Canali)

CERCASI BENZINAIO

                                                                                                                                                                                                                      SDFFFF             Desideri una Ferrari, ma la tua vita è un’utilitaria? Ti senti una Ferrari, ma non hai la benzina giusta? A volte ci vuole un’intera vita a trovare il carburante ideale per migliorare e credere nei propri sogni. Per avere successo devi avere un grande sogno. Coinvolgi in primis la tua vita e chi può appartenere ad essa. Circondati di persone affidabili. Se continui a rimandare, sarà la tua vita a rimandare te alla più grande delusione di rimorso o pentimento.

Dopo innumerevoli bla bla bla mi è venuto in mente un corso eroga benzina……..un corso sulle produttività e l’efficienza: GRATIS! 🙂
So che a te che leggi non serve….infatti lo faccio per la minoranza delle persone…non a te!

1 LEZIONE: come alzare il beneamato dalla sedia
2 LEZIONE: soffri di rimandite: caxxx tuoi!
3 LEZIONE: non ottieni risultati? Indovina di chi è la colpa?
4 LEZIONE: rimorso o pentimento? Tutte e due di creano un forte dolore!
5 LEZIONE: farsi le seghe mentali e avere pensieri che ti fanno stare sempre più giù!
6 LEZIONE: benedizione collettiva da un esorcista! 🙂
7 LEZIONE: faccio il venditore ma penso come uno delle poste italiane! Timbra timbra che il fatturato cala!

Se pensi che almeno una domanda ti appartiene…..scrivimi che per “disperazione” ti faccio il corso! Open!

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